19 maggio 2010
I camion della raccolta rifiuti devon correre…
Siete per strada in auto.
Fate caso ai camion dei rifiuti, quelli con il lavoratore dietro la pedana (si chiamano “a carico posteriore”) e fate caso al tachimetro della Vs auto e, se seguite il mezzo, alla velocità con cui vi state spostando seguendo il camion.
Oggi l’ho misurato e sono arrivato a 70 km/h: c’era un uomo (un superuomo direi) dietro.
Ho avuto l’onore di provare a vedere cosa significa quel lavoro che fanno questi ragazzi: mi hanno vestito di tutto punto e, presto presto una mattina di buon ora, ho iniziato il turno con loro.
Lezione1: i consulenti dovrebbero lavorare un mese in una azienda e poi “aprire bocca”.
Lezione2: la sensazione di star dietro al camion è accompagnata una litrata di adrenalina e ti accorgi che se non ti tieni cadi (e ti tieni perché c’è l’istinto di sopravvivenza). Ti accorgi poi che se non ti tieni alla frenata del camion, ti prendi botte dappertutto o ti fai fuori gli incisivi. Poi scendi dal predellino e lo ripeti per decine e decine di volte nel tuo turno e ti chiedi: quanto dureranno le ginocchia? E le braccia e la schiena per tirare i cassoni pieni?
Lezione3: diciamo che non è uno scherzo e hai già capito e valutato tutti i rischi in un colpo solo.
Ho un profondo rispetto per questi lavoratori che ogni giorno “tiran su” le nostre immondizie (stavo per scrivere “scovasse” come si dice da noi) in quanto ho visto e toccato con mano di persona le loro realtà e ho conosciuto un sacco di brava gente che è ligia al dovere.
Esser ligi in quel mestiere lì è far il giro con i tempi determinati (a prescindere dalle condizioni atmosferiche: pioggia, vento, sole, freddo, neve … sempre uguale).
Per star dentro con i tempi si accelerano i passaggi da un cassonetto all’altro, ovvero, per tratti medio-lunghi, l’addetto (o gli addetti) al carico posteriore rimangono sul predellino … “e si tengono”… in quanto il loro collega camionista “vola” alla prossima fermata. Loro non salgono in cabina per non “perder tempo”. Il tempo.
Dicevo: se misuri la velocità di trasferimento con uomo sul predellino dietro il risultato dovrebbe essere 24 km/h, invece sono (come stamattina) molti di più.
Perché?
I 24 km/h sono garantiti da un dispositivo di sicurezza, installato sui predellini posteriori del camion, che monitora la presenza o meno dell’uomo sulla pedana: se c’è peso, allora è attivato un dispositivo di limitazione della velocità del mezzo che, anche se il camionista spinge sull’acceleratore, non fa superare la velocità di sicurezza cui sopra. Se non c’è alcun addetto sulla pedana, allora via a tutta birra (come ogni altro camion).
Dicevo: perché corrono?
Perché è stato manomesso il dispositvo di sicurezza (micro-di-sicurezza) installato a controllo del predellino.
Segnalo che da una breve statistica personale, i dispostivi funzionanti ed efficienti (e non manomessi) li trovi come i tartufi.
L’elusione dei dispositivi di sicurezza delle macchine è una manomissione grave. Il Codice Penale (art. 437) punisce severamente la rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro:
Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da 3 a 10 anni.
Questi articoli (ed altri applicabili) si riferiscono a ipotesi delittuose di PERICOLO. Qualora si verifichi un evento dannoso si ricade in reati più gravi di DANNO.
Allego una foto chiarificatrice del particolare (notate il nastro?).

Mi han insegnato i bimbi che non ci si deve fermare al primo “perché?”, e voglio chiedere ancora.
Ma perché? (e lo chiedo a un responsabile della logistica e che organizza i giri)
Perché bisogna muoversi e far presto.
Ma perché?
Perché costa aver due camion che fanno metà giro a testa
e costa metà far fare a un camion tutto il giro.
Ma perché?
Perché i comuni non voglion far alzare le tasse sulle immondizie ai cittadini
e i politici voglion fare bella figura con i loro elettori.
E quindi?
E quindi fan le gare al massimo ribasso, che significa dover correre per star dentro ai costi. Altrimenti la gara la vincono altri, ancora peggio di noi.
E allora? (e qui continuo io)
E allora si mette a rischio la vita dei lavoratori per “star dentro ai corsi” e “far bella figura con chi ti vota”.
Chiedo ai politici illuminati (lasciatemi usare ogni tanto un ossimoro) di prendere in considerazione nei loro appalti IL GIUSTO PREZZO e non IL MASSIMO RIBASSO, ovvero
rivedere il sistema di raccolta dei rifiuti tenendo conto anche di chi li deve andar a raccogliere i rifiuti, e non solo del cittadino che telefona in comune o protesta.
Se non lo fate, la responsabilità del modo di appaltare e del modo di raccogliere è uno dei NESSI DI CAUSA di eventuali infortuni.
A questo punto segnalo ai Pubblici Ministeri di tener conto di questo dato di fatto e del ruolo del COMMITTENTE in materia di appalti.



Scritto il 19-5-2010 alle ore 09:40
Grazie Ugo per l’esempio di gemba che ci hai fornito, unito all’analisi delle cause!
Un vero lean thinker!
Scritto il 19-5-2010 alle ore 13:54
Il problema del giusto prezzo (o del prezzo giusto) è secondo me una parte della soluzione: se ci sono i furbi, aumenteranno solo gli importi a fronte del medesimo livello di sicurezza per gli operatori e se non ci fossero i furbi, le gare al ribasso sarebbero “attorno” al giusto prezzo.
La domanda è: che requisiti servono per partecipare alla gara?
Ovvero, studiato cosa ci vorrebbe per fare bene il lavoro, si va a verificare che la struttura tecnica del partecipante sia idonea al lavoro? Autodichiarazione…. ed invece io voglio il libro cespiti che ti conto i camion ed i registri manutenzione per vedere se li tieni bene, perchè sono cinico e se hai pochi camion maltenuti, corro l rischio che non mi raccogli l’immondizia (scarso MTTF) ed i miei elettori telefonano che c’è puzza…
Conclusione: i furbi ci sono perchè si affronta il problema nel loro campo, ovvero il “dare a vedere” invece che giocarsela nei campo dei numeri e sulle oggettività e con i furbi viaggiano le gare al ribasso, i rischi per i lavoratori, l’inefficienza dei servizi ecc..
Scritto il 19-5-2010 alle ore 22:02
@Dragan: sai leggo ogni tanto un sito lean
@Serafino: i furbi (o quelli che credon di esserlo) sono i committenti (per me)
ciao raga e grazie
Scritto il 20-5-2010 alle ore 08:55
Il committente è un fesso che si crede furbo perchè all’apparenza risparmia 2 e nella reatà spende 4 (come dicevo, prova a saltare un giro di raccolta immondizia…)
Il furbissimo è quello che aggira le regole per far concorrenza sleale, consapevole che se mai arrivasse la sanzione sarebbe inferiore al guadagno e che comunque non sarebbe impedito nel partecipare ad altre gare.
Ed ecco uno stop all’innovazione: a parità di regole si risparmia se si studiano soluzioni innovative e quindi se apri il portafoglio ed investi in “cervelli”.
Pensando al camion, se uno si siede li, non credo che non possa trovare una soluzione per garantire sicurezza all’operatore e velocità di lavoro, ma investire costa e quindi resta cosi!
Scritto il 20-5-2010 alle ore 14:23
Il committente (pubblico) è il primo indiziato: siccome la politica è la sua fonte primaria di sostentamento, il suo interesse è conservare la poltrona e il fine giustifica i mezzi.
il concessionario è il secondo indiziato: siccome il profitto è indispensabile alla sopravvivenza, deve vincere le gare e far quadrare i bilanci. Negli affari l’onestà non paga.
il terzo indiziato è il lavoratore: siccome il lavoro gli serve per tirare a campare, soggiace spesso attivamente ad ogni ricatto, più o meno manifesto. La solidarietà di categoria è al livello di “mors tua vita mea”.
Da qualche anno i capitolati tecnici per la fornitura di servizi hanno un sistema di punteggi che nelle intenzioni dovrebbero bilanciare il prezzo con la qualità. In realtà la formulazione dei requisiti di qualità è fatto in modo da individuare, senza citarlo, il fornitore dei mezzi necessari alla esecuzione del servizio: camion per la spazzatura, elicotteri per il soccorso, telecamere di sorveglianza, …
C’è quindi un ulteriore indiziato: il fornitore tecnologico il quale deve piazzare il suo prodotto.
La sicurezza: … a parole la vogliono tutti, ma nessuno è disposto a pagarne il prezzo.
Scritto il 20-5-2010 alle ore 20:46
La sicurezza: … a parole la vogliono tutti, ma nessuno è disposto a pagarne il prezzo.
son d’accordo… ma ci si prova a far i bravi tutti: ti spiego; in questo momento stiamo scegliendo una ristrutturazione per gli uffici; abbiamo tre offerte; abbiamo scartato la più bassa in quanto non ci sono neanche gli oneri della sicurezza esplicitati (han scritto tutto compreso); rimangono in ballo i primi due; si paga di più, ma poi gli indiziati diminuiscono e a far solo parole son bravi tutti
grazie Pietro
Scritto il 20-5-2010 alle ore 20:52
aggiungo un commento di un raccoglitore che vuol rimanere autonomo (questo è un segnale della temperatura che ha la cosa!)
“La situazione riportata è un esempio evidente della distanza che ancora bisogna percorrere per ottemperare, in materia di appalti pubblici, all’obbligo di sicurezza verso i lavoratori.
Che dire poi dei casi in cui neanche il costo del lavoro contrattuale viene garantito.
Il massimo ribasso è applicato anche quando sono previsti per capitolato un numero minimo di ore di lavoro. Ebbene, a volte, sono evidenti delle aggiudicazioni con importi dove risulta matematicamente impossibile coprire i costi del lavoro.
Agire con un ricorso è un suicidio commerciale, agli occhi dell’amministrazione diventi un fornitore scomodo.”
Scritto il 20-5-2010 alle ore 22:45
ah… mi viene in mente il post su
http://ugofonzar.postilla.it/2010/02/01/superribassi-dei-professionisti-nelle-gare/
solo che c’è una piccola differenza: in questo caso si rischia la vita, nel precedente la dignità da professionista…
Scritto il 21-5-2010 alle ore 21:12
mi scrive un esimio collega (dello SPISAL) e mi dice
—
… a mia volta ho provato ad inseguire un mezzo a 70-80 km/h e vederlo svoltare a sx a 90° dopo inchiodata da formula 1 con
l’operatore in pedana che sbandierava come una banderuola e perché ho anche avuto modo di verificare l’efficienza dei dispositivi di cui sono dotate le pedane di questi mezzi.
Aggiungo un mio piccolo contributo sull’evoluzione della normativa tecnica.
In Italia vigeva una circolare (172/83) che disciplinava (ai soli fini degli aspetti di circolazione stradale) i mezzi raccolta rifiuti
Dopo la pubblicazione della EN1501, la circolare è stata abrogata.
E’ sicuramente istruttivo confrontare i contenuti della circolare di 30 anni fa con i contenuti della UNI EN 1501 in particolare del paragrafo 6.6.4.3.
Sull’elevazione del limite di velocità da 20 a 30 Km/h con personale in pedana, che si siano fatti sentire costruttori e gestori dei mezzi?
—
Scritto il 22-5-2010 alle ore 21:11
Io mi aggiungo un pò nella discussione: si è parlato molto di chi dare la colpa per la situazione che ha riscontrato Ugo.
Non è quello lo scopo. Dare la colpa non serve a nessuno.
Trovare invece una soluzione al problema, per lavoro in sicurezza del povero operaio che ogni giorno rischia la vita e incolumità per guadagnarsi la pagnotta quotidiana.
E la soluzione esiste già, basta applicare la legge in vigore e limitare la velocità del mezzo a 24km/h per i quali è stato progettato il pianerotolo, togliendo il blocco che si vede in foto.
Non si riesce più a fare il giro in tempo? Basta vedere che giro fa, quale è il percorso, quali sono le fermate, quali sono le perdite di tempo sul percorso che si chiamerebbero nel gergo di lean “sprechi”, in che modo vengono fatte le operazioni di carico e scarico, quale è la procedura standard e a quali sforzi fisici e ergonomici è sottoposto l’operaio.
Sicuramente il sistema è pieno di sprechi come in qualsiasi altra azienda e sicuramente si può ottimizzare per essere possibile gestire il giro entro il periodo di tempo previsto per la raccolta.
Quindi, andare ad accusare la politica, le amministrazioni, il povero operaio o chiunque, non ha tanto senso, spesso non dipende da nessuno ma proprio da come è disegnato e progettato il sistema in sé…
Secondo me lo stesso giro che fanno può essere fatto in maniera efficiente e con molti sprechi in meno e in tutta la sicurezza, bisogna solo osservare e capire le cause del perché si corre e non si va a velocità superiore manomettendo i sensori…
Scritto il 22-5-2010 alle ore 21:27
credo che qualche spiraglio ci sarebbe di sicuro!
anche se ho paura che la matematica (dividere i km da percorrere per i km/h massimo ti da le ore di lavoro stimate) spesso sia contro anche a tale ottimizzazione (è un problema legato al nostro spazio-tempo nel quale siamo relegati e di costi da un’altra parte – i massimi ribassi non tengono conto di questo…)
Scritto il 22-5-2010 alle ore 23:00
Sicuramente ci sarebbe spazio per calcolare i percorsi e vedere, in funzione del tempo a disposizione e il numero di mezzi a disposizione e i km da percorrere, quale è il fabbisogno reale di mezzi di cui si dovrebbe disporre per fare il lavoro in sicurezza…
Secondo te, costa di meno un camion aggiuntivo o la vita di una persona che finisce sotto le ruote dello stesso?
Chiaramente, i comuni non andranno ad investire finché non succede niente, ma prima o poi, andando avanti così, dovrà succedere per forza…
Scritto il 23-5-2010 alle ore 00:08
“Secondo te, costa di meno un camion aggiuntivo o la vita di una persona che finisce sotto le ruote dello stesso?”
lo so che è una domanda retorica
rivolgila pure a chi fa gli appalti (vedrai quante risposte!)
è già successo l’incidente mortale… ma succedono anche nei cantieri per impalcature “non a norma”… mica per questo è tutto già a posto
già la base d’asta della gara dovrebbe tener conto del percorso… i ribassi si spiegherebbero solo entro certe soglie… non il massimo ribasso a tutti i costi… e invece niente… e si corre!
e poi, forse, è da far un ripensamento sul sistema di raccolta dei rifiuti, con una politica più coraggiosa e meno utilitaristica
Scritto il 23-5-2010 alle ore 23:36
“(CUT)
Quindi, andare ad accusare la politica, le amministrazioni, il povero operaio o chiunque, non ha tanto senso, spesso non dipende da nessuno ma proprio da come è disegnato e progettato il sistema in sé…
(CUT)”
disegnato e progettato sono parole il cui significato cambia a seconda di chi le pronuncia.
Comprendo benissimo il ragionamento di Dragan; è lineare e ha una sua logica, ma là dove finisce la logica dei conti degli ingegneri comincia quella di chi, nonostante quei conti, vuole lo stesso infilare un piolo quadrato in un buco rotondo.
Ormai i progetti sono come le leggi, non si eseguono, non si applicano, si interpretano.
Scritto il 24-5-2010 alle ore 14:42
Ottimizare l’efficienza delle risorse per ogni possibile percorso, costa ed è proprio una di quelle voci che intendevo con “investimento in cervelli”.
Ho una vaghissima sensazione: anche ottimizzando come meglio non si può qualsiasi atto della raccolta, il valor di minimo ribasso risulterà ancora troppo basso…..
Di qui il ragionamento: commissionino gli appaltatori lo studio che diventerà parte integrante del capitolato (o bando di gara) e permetterà una concorrenza meno spietata (forse).
A mio modo di vedere non ci sono molte vie di scampo: o chi appalta mette un filtro (io propongo tecnico) che elimini gli improvvisati (leggi speculatori) oppure il mercato non si autoregolerà mai da se.
Scritto il 24-5-2010 alle ore 21:06
Sulla carta si può certificare qualsiasi cosa; progetti, studi, filtri, …
I sistemi di qualità, il cui scopo dovrebbe essere quello di garantire la conformità dell’organizzazione, dei mezzi e delle procedure, fanno acqua da tutte le parti perchè negli appalti pubblici gli auditors guardano le carte, fanno rilievi formali, ma possibilmente evitano di andare a toccare con mano la sostanza per vedere se corrisponde alla forma: troppo rischioso.
Quando il netturbino cadrà dalla pedana e si farà male,la colpa sarà sua perchè non ha compilato il modello di non conformità
Scritto il 25-5-2010 alle ore 01:33
le tue considerazioni amare, caro Pietro, le condivido
sta di fatto che ogni tanto capita di trovare l’azienda (e l’imprenditore) illuminato che crede nella qualità… magari è un caso isolato, ma ogni tanto qualcuno appare all’orizzonte ed è una mosca bianca o… una pecora nera
Scritto il 25-5-2010 alle ore 07:58
hehehe, come non citare Quelo; ,,,la seconda che hai detto.
Viene comunque voglia di aggiungere agli indiziati il cittadino, cioè noi.
Egli vuole il servizio efficiente (es. vedere le strade sgombre dalla spazzatura) e pagare poche tasse; per questo poco si cura di come il risultato è ottenuto. Arriccia il naso solo se è toccata la propria libertà personale.
Provocatoriamente, il fatto che le norme di sicurezza sul lavoro sono quelle più disattese, coinvolgendo tutto il sistema, dal committente all’impresa aggiudicataria, all’addetto ai lavori, al sistema di controllo, meriterebbe una riflessione sulla loro adeguatezza.
L’amarezza sta nel veder che chi si sforza di operare professionalmente e nel rispetto delle regole ne esce sovente cornuto e mazziato. A volte si ha l’impressione che più le regole sono precise e mirate e più favoriscono i furbi e gli spregiudicati. E’ evidente che c’è qualcosa che non va.
A mio modo di vedere c’è un problema di iperregolamentazione associato ad immunodeficenza cronica per la mancanza di controlli adeguati sui processi.
Forse bisognerebbe diminuire le regole, ma migliorare i controlli
Scritto il 25-5-2010 alle ore 08:14
Ed i controllori, colti da delirio di onnipotenza, stravolgeranno le norme per tutelare se stessi, divenendo al fine unica entità di governo e controllo.
Cosa che in parte è già accaduta nel passato e che forse non era nemmeno peggiorativa della presente
Sto parlando del controllo relativamente all’argomento sicurezza nei luoghi di lavoro ed affini, sia ben chiaro.