8 Febbraio 2010
Profili di responsabilità di una azienda di consulenza
Dal documento pubblicato su http://www.penaleeconomico.com/ riguardo la sentenza per il caso della tragedia dei 5 morti nella cisterna di Molfetta, pur non essendo imputata/condannata, una azienda di consulenza (J) srl è stata citata nella sentenza stessa.
Pubblico degli stralci che spero possano far preoccupare tanti di noi consulenti
Il compito di una società di consulenza è proprio quello di non accontentarsi delle indicazioni sommarie dell’altro contraente, di evidenziare le falle presenti nella sicurezza in azienda e di rappresentare i punti critici dei lavori specificamente individuati o associabili al tipo di ramo operativo.
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Non si deve mai dimenticare ciò che non può essere mai scontato: gli adempimenti dei consulenti in materia di sicurezza sul lavoro non sono attività di routine, ma servono a proteggere le persone dai pericoli presenti nell’ambiente lavorativo.
In tale ambito le leggerezze, connesse al veloce smaltimento burocratico delle pratiche e generate verosimilmente dall’obiettivo della moltiplicazione e della massimizzazione dei profitti, non sono ammesse o tollerate, soprattutto perché portano alla lesione di beni giuridici di primo piano nella scala dei valori costituzionalmente protetti.
E’ sufficiente una rapida lettura del documento di valutazione del rischio predisposto dalla (J) srl per la (W) sas per rendersi conto dell’assurda superficialità dell’approccio della prima nella relazione contrattuale.
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In ogni caso, la società chiamata ad esercitare un compito di consulenza aveva l’obbligo giuridico di
segnalare anche solamente i rischi generici connessi con il lavaggio interno delle cisterne.
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La lettura di siffatti passi, davvero sconfortante se si pensa agli obiettivi primari di una consulenza per la sicurezza, serve in questa sede solo a tratteggiare la totale negligenza con cui è stato portato a termine l’incarico da parte della (J), che ha evidentemente utilizzato acriticamente testi creati per altre tipologie di imprese, tradendo gli interessi negoziali della (W) e minando la sfera di protezione dei relativi dipendenti
Ancora convinti che massimizzare con i massimi ribassi va bene?
Ancora convinti che mandare dei neolaureati (anche in Tecnica della Prevenzione) in giro a far i consulenti senza esperienza PAGHI?
Ancora convinti che QUEL CHE DICE IL CLIENTE VA SEMPRE BENE? e che invece abbiamo il dovere di dire le cose come stanno e magari renderci ANTIPATICI?
Preoccupati? E FATE BENE AD ESSERLO!
Io sono PREOCCUPATO da sempre, perché mi han insegnato a esserlo, perché il ns mestiere è delicato, perché gli errori, nonostante l’impegno che ci mettiamo, sono sempre in agguato. Ocjo eh?


Scritto il 8-2-2010 alle ore 14:42
BRAVO UGO!
Un consulente che copia una valutazione dei rischi senza andare a vedere cosa fa veramente l’azienda e come lo fa, è da sopprimere in tutti i sensi!
Per fare la valutazione dei rischi seria devi andare a vedere tutte le lavorazioni che uno esegue in una azienda e in funzione di quelle devi proporre le contromisure. Ci deve essere anche la collaborazione del DDL che ti deve mostrare tutto quello che viene fatto…
E per vedere tutto ciò che si fa, c’è bisogno del tempo. E tempo, come dici tu, è denaro. E le gare al ribasso, con la consegna della “documentazione di sicurezza” fatta per chi sa chi e per chi sa quale processo e/o situazione, possono portare solo alle conseguenze come quelle verificatesi a Molfetta…
Scritto il 8-2-2010 alle ore 20:52
Grazie Dragan
Scritto il 8-2-2010 alle ore 21:40
[...] sta discutendo nel forum di studiofonzar.com l’ho messa su postilla.it e “a chiosa di tutto” è stato anche pubblicato il codice etico del RSPP (grazie a [...]
Scritto il 9-2-2010 alle ore 09:54
purtroppo realtà come la società di consulenza dell’azienda di Molfetta sono sempre più in espansione perchè spesso i datori di lavoro considerano la sicurezza una mera spesa aggiuntiva, dunque da abbattere al massimo, e molti “business man” considerano la sicurezza un affare: il codice etico del RSPP e direi anche del consulente Safety sarebbe un passo in avanti considerevole….
Scritto il 10-2-2010 alle ore 05:35
grazie presic
penso (e credo che tu possa condividere)
anche se il codice etico non è un documento pubblicato in guce
la politica che dobbiamo portar avanti
deve esser in linea il + possibile con quanto lì dentro scritto (per quanto dura sia)
salutoni
Scritto il 10-2-2010 alle ore 15:00
Caro Ugo,alcune domande/riflessioni.
1) il consulente (in molti campi, non solo la sicurezza) è … un sarto su misura o una stockeria ?
Certo il massimo sarebbe un sarto su misura ai prezzi inferiori alla stockeria e con le responsabilità a 360 gradi (equivalente professionale de “la botte piena + la moglie ubriaca + il conto dell’oste pagato da qualcun altro”).
Si può cercare in qualche caso di semplificare o ottimizzare qualche passaggio burocratico, ma finchè ci si attesta su una qualità esclusivamente formale (e credo sia questo il vero problema) vince chi tira fuori il “foglio” o la procedura (insomma, la cartaccia) al minor costo.
Certo, è una vittoria di Pirro cioè una sconfitta per tutti (a cominciare dal buon senso e dalla buona volontà).
Il vostro campo ha conseguenze particolarmente pesanti, ma i venditori di fumo (o di poco arrosto) ci sono in ogni settore ( e qualcuno lo fa anche passare, in quanto a prezzi, per caviale !!!).
2) Se tu fai un errore sarai sputtanato e ti sentirai professionalmente abbattuto e contrito, ma quanta gente prolifera nella consulenza con un’efficacia risibile e molto affarismo ?
E come “rimedio” mi proponete un (rispettabilissimo) “codice etico”, che sarà utilissimo a vagliare(e a far sentire ancora più in colpa) quelli come te, senza minimamente scalfire chi di ogni codice etico si fa spallucce ?
Dragan parla di “sopprimere”… ovviamente non in senso fisico, ma in senso professionale ed io sono d’accordissimo … FACCIAMOLO …. poi però ci sono : l’Ordine, la Cassa di Previdenza, le convenienze incrociate, i meccanismi di scambio, i padrinaggi politici e sindacali, i “non facciamo i manichei” (però i farisei sì …) e chi più ne ha più ne metta.
smetto, ho già provocato abbastanza …
Scritto il 10-2-2010 alle ore 22:20
Andrea, sei un grande!
Comunque mi hai beccato! La mia educazione (cattolica) mi ha trasmesso il senso di colpa per ogni cosa che magari non è dipesa da me.
Mi difendo mettendocela tutta a far il Jedi (o “lo Jedi”?)… non sempre ci riesco, ma è un buon rimedio per tirare avanti (soprattutto quando si ha la fortuna di aver avuto dei buoni maestri, tenacia, salute e un po’ alla volta credibilità)
Poi se sono diventato brontolone e fastidioso (oltre che retorico)… è logico che si diventa anche un blogger
Scritto il 11-2-2010 alle ore 10:20
Sapete chi sono i consulenti della sicurezza sul lavoro in Svizzera (vedi sito del Suva Pro - Inail Svizzero? c’è un albo nazionale e per entrarci ci sono severi test da superare e se non sabaglio da ripetere periodicamente (tipo gli auditor dal Cepas): penso che in Italia comunque il tuto andrebbe a “tarallucci e vino” però qualcosa si dovrà pur fare…
a presto
Scritto il 13-2-2010 alle ore 17:46
Concordo con quanto scritto in precedenza.
Però gradirei far girare un po’ di più gli organi di vigilanza.
Non confido esclusivamente nell’organo di vigilanza, nell’attività di repressione, però un ispettore dello Spresal, Spisal, Pisll o come si chiama gradirei vederlo più spesso nelle aziende.
Poi dopo lavoriamo anche sulla cultura delle prevenzione, sui codici etici, sulla formazione ma innanzi tutto gradirei la certezza-della-pena.
Saluti
Scritto il 13-2-2010 alle ore 17:57
capisco
ma quelli dello spisal non dipendono da me
da me dipende come porto avanti il lavoro
e come mi comporto come consulente (parolaccia ormai brutta da dire)
Scritto il 13-2-2010 alle ore 17:58
ah, poi non dipendono da me neanche i giudici…
spero che siano sempre corretti e non forti con i deboli e deboli con i forti…
Scritto il 13-2-2010 alle ore 20:32
La sicurezza è importante, ma anche i termini e le definizioni lo sono!
Se io vengo chiamato a fare il consulente, mi devo limitare a dare un suggerimento, un consiglio, a far osservare le cose da un differente punto di vista, a sollecitare una discussione ed un approfondimento non a prendere il martello in mano ed andare ad attaccare i cartelli!
Ora io committente posso anche decidere di dare al consulente l’incarico di “sporcarsi” le mani in sostituzione di un mio dipendente, ma in questo caso mi sto rivolgendo ad un fornitore di servizi che compila carte in nome e per conto di. Le carte le predispone il committente anche grazie al suggerimento del consulente.
Chiamare consulente il ragazzo neolaureato che compila un modulo prestamapto è svilire l’attività di consulenza confondendola con il servizio in outsorcing. Tipicamente chi non ha capacità tecniche sufficienti ad analizzare un problema offre un servizio standardizzato di outsorcing a basso costo.
I servizi di outsorcing sono utili, utilissimi e non mi vergogno di dire che li offro in quanto sempre più aziende non hanno personale e/o tempo per occuparsi di alcuni aspetti (meno pregiati) del loro lavoro.
Mai nella vita penserei di offrire al costo di un outsorcing una consulenza e viceversa.
Tutta sta pappardella che ho scritto è per dire che nella sentenza il giudice, o meglio il suo consulente, ha tracciato la strada per distinguere l’outsorcing dalla consulenza, responsabilità e compiti ben definiti, al netto di albi, ordini, elenchi, ecc.
Basta un contratto scritto bene su cosa uno offre e cosa uno compra e chi compra sarà responsabile di aver scelto se avvalersi di un consulente oppure di delegare in outsorcing un suo dovere.
Io per mio conto dalla prossima offerta distinguerò in modo chiaro questa differenza.
Scritto il 13-2-2010 alle ore 20:53
serafino
cristallino!
(come sempre)
Scritto il 15-2-2010 alle ore 09:15
[...] Profili di responsabilità di una azienda di consulenza di Ugo Fonzar: ne parla un pò anche il mio articolo… [...]
Scritto il 20-2-2010 alle ore 23:29
Non so come ma un importante commento non riesce ad esser approvato dal sistema del blog
Lo ha scritto Norberto e lo riporto sotto pari pari
—
Non sono solo i consulenti della Svizzera ma mediamente di tutta Europa a necessitare di essere accreditati o avere una formazione specialistica per poter svolgere il mestiere nella sicurezza del lavoro. Vedasi questo vecchio studio della ISSA http://education.prevention.issa.int/En_SynopExp.pdf
D’altronde non è la prima sentenza che definisce una responsabilità per i consulenti:
Cass. sez. IV pen. 21.0.04 (ud. 14.10.03) n. 1494, ric. Rotunno
Sicurezza del lavoro - soggetti obbligati - consulente esterno incaricato
della redazione del piano di sicurezza - infortuni cagionati dalla erroneità
o insufficienza delle previsioni del piano - responsabilità - sussistenza.
(rif. norm.:artt. 4-8-9 D.Lgs. n. 626/94)
“Il soggetto incaricato dal datore di lavoro della redazione del piano di sicurezza, anche qualora si tratti di un consulente esterno in rapporto di collaborazione con il datore di lavoro, è soggetto corresponsabile, unitamente al titolare dell’azienda, per gli eventi infortunistici riconnessi alla erroneità o all’insufficienza delle previsioni del piano medesimo.”
Come ho avuto modo di esprimere più volte in vari ambiti, convegni ed altro, occorre l’istituzione di un Registro ufficiale (prov o Reg.) come esistenti all’estero in particolare nel mondo anglosassone. Su questo vedasi il
Registered Safety Practitioner (RSP)
http://www.safetycouncil.org.nz RSP/RSP%20Main.html o
http://www.rspsafety.co.uk/Index.asp , quasi sempre richiesto negli annunci per RSPP nelle multinazionali europee. Quindi smettiamola di dire è il mercato che decide. All’imprenditore (in particolare italiano dotato di poche risorse per valutare) spesso l’unica cosa che può capire e gli interessa è il costo: ma qui stiamo parlando della pelle dei suoi lavoratori! E sappiamo bene quanti si improvvisano consulenti nella sicurezza o in campi analoghi.
Di questa lacuna se né accorto anche il mondo politico che a più riprese ha proposto dei disegni di legge (vedasi: Smuraglia, Bastianoni) ma senza conseguire nulla di concreto. Perché non mettere dei limiti: ad esempio un certo tipo di diploma e/o laurea (area tecnica), una certa quantità di formazione, l’obbligo di aggiornamento; sono tutti limiti che
scoraggerebbero coloro che occasionalmente svolgono questa attività (spesso per 4 soldi) ma permetterebbe ai professionisti e a coloro che investono risorse e tempo per acquisire una professionalità di veder riconosciuto il
loro impegno. A Bolzano esiste la legge prov. 41/88 (si avete letto bene del 1988!) copiata da una simile teutonica che ha istituito l’elenco prov. ufficiale degli Esperti della Sicurezza, che grazie a ciò sono abilitati (in prov.) anche a una serie di verifiche coprendo così alcuni buchi normativi di allora (vedasi: mezzi di sollevamento e messe a terra). http://www.provincia.bz.it/lavoro/tutela-del-lavoro/certificazione-esperti-sicurezza.asp
Scritto il 20-2-2010 alle ore 23:37
Rispondo volentieri in quanto il commento è mooolto interessante (grazie ancora Norberto!)
Della qualifica del RSPP: l’italia “ha risolto il problema” (forse e per adesso) non con un albo (non sono in fase di cancellazione?) ma con il D.Lgs. 195/03 e la relativa formazione/aggiornamento
Quando si parla di Bolzano o del resto dell’Europa si parla di altra mentalità e di altra educazione civica (ok sto esagerando, ma giusto per prender una posizione netta e radicale) e il “buon senso” che là si applica non è lo stesso per il resto dello stivale (ok ok, ora faccio la figura del razzista… ma capiamoci, voglio mandare un messaggio diretto e netto, fatto con l’accetta).
Il mercato decide in quanto il datore di lavoro è il cliente e lui vede il costo… ogni tanto lo rapporta alla qualità e decide.
I limiti (leggi 195 e corsi rspp) ci sono, solo che poi si trasformano sempre in un corsificio (nei casi peggiori ovviamente) e se si fanno gli albi si trasformeranno in albificio (non so se si dice così, ma mi son spiegato spero).
Gli albi di esperti ad oggi istituiti (parlo per conoscenza di quello del FVG) avvengono con autocertificazione… quindi non è quella lì la strada
salutoni e grazie ancora