27 Gennaio 2010
Confessioni di un Datore di lavoro…
Mi giunge questa mail (ma che cosa sono diventato? Il confessore delle figure del D.Lgs. 81/08? Mi mancano ora un RLS, un RLST, un Medico Competente, un membro della Commissione Consultiva Permanente… con l’RSPP ci ho già parlato qui: “colloquio con un rspp imputato per cooperazione colposa“… e poi le “confessioni di una UPG” … vabbeh (citando un famoso collega)
Forse la voce del datore di lavoro è la più sentita da noi “consulenti”, ma dato che è il protagonista SEMPRE a livello di responsabilità, è una figura che deve aver voce prima di tanti altri. Ho lasciato la missiva come era, non tagliando niente.
Ciao Ugo, ho letto lo sfogo/mail della dott.ssa dello Spisal e mi è venuto un po’ di nervoso… ma non per lei, ma perché mi sembra che stiamo un po’ prendendo vie strane, oppure non ci capiamo… ma prima mi presento: sono un impresario che ha una piccola impresa edile, facciamo opere sulle abitazioni civili e piccolo terziario; nel passato, quando di carte non ne servivano tante, ho lavorato anche per enti pubblici (piccoli interventi presso Comuni o Uffici pubblici).
Già questo fatto che non lavoriamo da un po’ di anni con il pubblico deve far pensare; POS, DURC, contabilità, ecc. sono eccessivi per una piccola impresa: mia moglie mi da una mano, ma non si riesce a far tutto e quindi abbiamo abbandonato il settore. Non riusciamo più a star dietro alle novità, la nostra associazione di categoria la sentiamo lontana e quindi lavoriamo nel nostro paese con la gente che ci da fiducia. Un po’ di nervoso però mi viene per aver lasciato tale settore; ora potrei lavorare in subappalto delle grandi ditte, che hanno uffici tecnici, geometri ecc. che si occupano delle carte, ma piuttosto finisco una ora prima e con i miei operai vado a farmi un’ombra (come diciamo dalle nostre parti).
So che tu ti occupi di sicurezza e quindi pensi che la cosa in una piccola ditta edile sia di secondaria importanza, oppure che quelli dell’USL pensino che li circondiamo minacciosi appena arrivano in cantiere (non ho mai ricevuto visite fino ad oggi), io ti dico che non è così! Pensi che io, che sono “il paron”, me ne freghi? Quando vado a parlare con “la signora Maria” che vuol sapere quanto costa l’intervento, gli spiego anche che dobbiamo far una impalcatura a norma, prendere una gru e montarla per bene, far l’impianto elettrico di cantiere, pagare il geometra che ci fa la sicurezza, insomma “far la sicurezza” costa. Credimi: non tutti i clienti ci sentono da quell’orecchio; ho dei concorrenti (piccoli come me) che per metà fanno il lavoro e sicuramente non fanno tutto quel che faccio io… ma quelli lì chi li controlla? E qui altro nervoso! Altroché circondare gli Spisal in cantiere: li aiuto io a trovare i furbi! Altro che telefonate anonime, li porto io di persona nei cantieri che sono la vergogna di noi artigiani onesti!
I miei dipendenti sono 3: un albanese, un croato e un italiano (quello che ha iniziato con me tanti anni fa) e, a parte qualche aiuto durante l’anno, bastiamo. I due stranieri parlano abbastanza bene la nostra lingua (soprattutto quando si parla di donne e schei), ma se penso come hanno cominciato … beh, devo dir che si son dati da fare e son diventati abbastanza bravi: gli devi sempre star dietro, ma vanno.
L’italiano ha un problema: beve. Insomma, se prende una sambuca sta bene, altrimenti gli tremano le mani… Lo so, è un rischio grosso… ma è un amico e mi spiacerebbe mandarlo al SERT anche se il medico dice che è necessario far un intervento deciso… non so cosa fare… Penso che nei prossimi tempi si faranno le analisi e poi vediamo.
L’anno scorso una ditta con la quale ogni tanto collaboriamo in quanto l’impresario è un mio amico di vecchia data, ha avuto un infortunio in cantiere: è caduto il capo operaio da 3 metri di una impalcatura. Sembrava nulla di grave, e hanno concordato col titolare che diceva che si era fatto male a casa… era tanti anni che lavorava con l’impresa e il mio amico (che un po’ facilone è) gli ha detto di dir così al pronto soccorso. Poi l’hanno tenuto in ospedale perché aveva la milza rotta… la moglie dell’operaio che si è infortunato e che gli manca poco per la pensione, gli ha detto di dir la verità all’ospedale (magari pensando di prender un po’ di schei) e da lì è venuto fuori un putiferio: il mio amico ha subito una serie di controlli come se fosse un delinquente. Ho capito che ha sbagliato (infatti ai miei ho sempre detto di andar in pronto soccorso e farsi medicare) ma ci sono dei delinquenti che si vedono anche per TV e quelli lì non li prende nessuno. Mi vien un nervoso! Comunque ora l’operaio sta bene, ma il mio amico ha tante di quelle rogne anche in tribunale, che pensa di chiudere tutto e di scappare, almeno dal suo lavoro.
Di questo passo, tra la crisi e queste cose, le piccole imprese cosa faranno? Andiamo tutti a casa? Andiamo sotto “paron” anche noi? Chi ci assume? Lo Stato? Oggi si parla del posto fisso e tutti pensano che far il Datore di lavoro (come dice la 626) è facile e si fanno gli schei così come niente: ma non ha alba del sacrificio; chi dei dipendenti si alza presto e finisce tardissimo la giornata senza contare le ore che ha fatto? Io dico pochi pochi. Per noi le vacche grasse c’erano un po’ di anni fa, e chi si è messo via un gruzzolo bon, chi non l’ha fatto povero lui. Io scommetto che oggi, se faccio due conti, ho una paga praticamente paragonabile al mio collega anziano (non ho mai fatto i conti sennò mi vien altro nervoso): con il rischio che corro ogni giorno credimi, non ne val la pena. Meglio un posto tranquillo con la paga sicura e po bon!
E allora, chi me lo fa fare? Se a qualcuno piace far il poliziotto (mi vien un nervoso pensare che qualcuno è anche convinto e con li “so tutto io” viene a dire alle nostre aziende come si lavora e cosa si deve fare, che altrimenti “ci mettono in galera o ci chiudono”) vuol dire che non ha mai provato la sensazione di aver costruito qualcosa. Quando prima c’era una casa tutta diroccata e poi la vedi bella rifinita, coi serramenti verniciati, la grondaia aggiustata, il pavimento rifatto in cotto, il tetto diritto, i mattoni faccia-a-vista perfetti: ti senti bene! Non cambio il mio mestiere anche se mi spingono a farlo tutte queste carte e queste cose che non sono concrete o vere e che sono solo parole.
Volevo poi raccontare della sicurezza: io penso che non si può lavorare se non si pensa anche a quella; è inutile che mi venga a dire la legge come si fa, non sono mica matto, io ci tengo alla mia salute e lo insegno anche ai miei operai… ma il casco se lo metta chi sta in ufficio così prova cosa significa tenerlo su tutto il giorno! Per me il casco non serve, serve la roba che hai sotto il casco: la testa. E poi è una questione di attrezzature di lavoro. Non puoi pensare di andar avanti con una impalcatura di 15 anni fa… bisogna investire e ovviamente rinunciare al guadagno. Poi ci sono però gli operai e come si comportano: tu pensi che siano tutti a posto con la testa? Bisogna spiegare loro tutto e stargli dietro: sono come i bambini e magari scherzano su, ma quando è da prender i soldi dell’infortunio sono tutti pronti con gli avvocati. Anche loro sono responsabili di quel che fanno, mica solo il loro padrone! Dategli le multe anche a loro e vediamo come van le cose!
Sarà che son un po’ avanti con l’età (ma a 50 anni si è ancora vigorosi, credimi) ma qui le cose semplici e vere non ci sono più e ci sono poche persone sincere e che lavorano e basta, senza tante parole o carte inutili… Io dico sempre che le imprese come la mia fanno andare avanti l’Italia, mica chi fa le carte e le leggi o “prende di mira le aziende” per ucciderle con le multe. Ma che roba è? E poi io non son mai riuscito a prender un sovvenzionamento: ci ho provato, ma le carte che son da fare sono tante… e quindi li prendono i soliti grandi: che nervoso!
Volevo ringraziare infine mia moglie che mi aiuta sempre nel mio lavoro (e anche a scrivere questa mail).
Bon domani è domenica, ma sto già pensando a lunedì a come organizzare il nuovo cantiere e speriamo che non piova, che mi manca solo quello.
Un saluto, ciao.


Scritto il 27-1-2010 alle ore 14:13
volevo dire all’imprenditore artigiano autore di questa mail che è un maestro di vita.
Penso che occorrerebbero molte più figure come lui con la cultura del lavoro sparsa in tutto il sangue che circola nelle vene e meno burocrati, controllori, sindacalisti, etc.
bisognerebbe alzarsi la mattina con la volontà di creare ricchezza e non di distruggere quella che lecitamente gli altri creano.
Scritto il 27-1-2010 alle ore 16:38
Sicurezza, previdenza e imposte in una impresa sono costi che non producono immediatamente ricchezza quindi e’ più facile “dimenticarli” quando la redditività di un’attività si abbassa. sono costi di civiltà ed in tanto si riuscirà a farli integralmente accettare in quanto si eviterà di renderli terreno di concorrenza tra imprese. l’abitudine poi tutta italiana di confondere l’adempimento di un obbligo con la certificazione dell’adempimento medesimo ha paradossalmente creato un’altro divario ed un altro subdolo differenziale tra imprese. quindi oggi c’è chi non fa (e lavora sostanzialmente in modo insicuro ed in nero) chi non fa ma certifica il contrario, e chi fa. questi ultimi hanno la redditività più bassa e spesso falliscono. l’argomento concorrenziale è una giustificazione vera per alcuni ed un alibi per gli altri. la cura è rappresentata dalla denuncia e dal controllo continuo ed effettivo. accettare alibi diversi purtroppo non fa avanzare nè la cultura del lavoro, nè quella della sicurezza, nè quella dell’equità. spiace poi constatare l’assenza delle organizzazioni di categoria le prime che dovrebbero muoversi a tutela dei piccoli artigiani…
Scritto il 27-1-2010 alle ore 23:07
grazie dei commenti! fantastici veramente! non me li aspettavo!
giù il cappello davanti a tanti artigiani che lavorano e tirano avanti la loro azienda nonostante tutto!
Scritto il 28-1-2010 alle ore 12:43
parole semplici che sanno di buon senso e di onestà, come quando si fanno le cose giuste, per il gusto di vedere un lavoro ben fatto…
bellissimo post!
Scritto il 28-1-2010 alle ore 15:07
I piccoli artigiani dovrebbero gridare tutti in coro quello che ha scritto uno di loro, il problema è che loro lavorano tanto e bene ma non sanno farsi ascoltare dai nostri cari governanti che continuano a far leggi che devono andar bene per tutti, dalla pulce all’elefante.
Prima di scrivere le leggi sulla sicurezza dovrebbero provare a lavorare anche solo una giornata come questo artigiano e poi magari dopo una bella rilessione capire cosa ha senso controllare o obbligare a fare e cosa è perfettamente fuori luogo e non appropriato.
I datori di lavoro, come quello che ha scritto, la sicurezza non l’ha scritta ma la vive, il problema è poi educare i suoi dipendenti, come se fossero figli, e poi tutti i lavori sono buoni e belli ma bisogna farli con la testa.
Grazie all’artigiano e buon lavoro a tutti.
Scritto il 28-1-2010 alle ore 18:46
Basta con la costosa Sicurezza ……di carta ;c’è il DPR del 1955.Unica cosa buona sono le 16 ore nell’edilizia;troppi infortuni accadono per ignoranza,superficialità,menefreghismo sia da parte dei lavoratori che da parte dei datori di lavoro.Le 16 ore dovrebbero essere obbligatorie per tutti e fatte bene…..non solo prendere un pezzo di carta.Qui gli Ispettori delle A.S.L. devono fare dei controlli seri;non multare con 5000 euro,un datore di lavoro(specie artgiani)che si è dimentica di far vidimare il libro infortuni.
Ma perchè l’INAIL non lo sa ? Non hanno il registro generale degli infortuni ? A cosa serve la denuncia d’infortunio alla Polizia di Stato ?
Gli Ispettori del Lavoro sono pochi ? Arruolateli ci sono tanti impiegati negli uffici che hanno poche cose da fare !!!! La benzina non c’è per andare in giro ? Si va con il tram,il bus e la Metro e se c’è bisogno di andare in posti periferici una sola multa…….copre le spese.
Non mi voglio dilungare di più.
Acqua alle funi.
Scritto il 31-1-2010 alle ore 09:17
[...] Confessioni di un Datore di Lavoro di Ugo Fonzar [...]
Scritto il 31-1-2010 alle ore 11:56
Sono artigiano lattoniere da 32 anni
Caro “Datore di lavoro”
interpreto senza dubbio il pensiero di tanti artigiani della nostra età,
Dicendoti: Sei grande e Sei Tutti Noi
Grazie: Giuseppe
Scritto il 3-2-2010 alle ore 10:01
Contro-corrente
il post a mio avviso mostra tante cose buone (eccessiva burocrazia, cecità istituzionale, sicurezza sentita prima con la testa e poi con il casco ecc) ma anche un pò di malvezzo italico…. se il casco lo mettono gli operai edili degli altri stati, perchè noi no? Serviva una legge a capire che un impianto elettrico in un cantiere lo deve fare uno che lo sa fare? Idem per le impalcature? Non è che siamo “protezionisti” del nostro piccolo che “fa economia” e l’elettricista che fa l’impianto elettrico (per mestiere) che si arrangi perchè nel mio cantiere lo faccio io da solo? Idem per le impalcature….
In ogni caso la diffusione della cultura della sicurezza deve (dovrebbe) coinvolgere il committente (la signora Maria) alla quale ricordare che casa sua, in caso di incidente, sarà un luogo visitato da parecchie persone che le bloccheranno, cinicamente, i lavori e quindi fossi in lei sarei prudente nell’accettare un preventivo che è mooolto più basso di altri.
Scritto il 9-2-2010 alle ore 18:11
Salve, Sono un ragazzo di Belluno, Sono ormai diversi anni che lavoro nell’edilizia e da qulche tempo penso seriamente di aprire una mia partita iva…l’unica cosa che mi frena (oltre alla crisi…)è la mancanza di “un’assistenza” reala per iniziare e continuare l’attività in proprio!
La lettera di “datore di lavoro” è a mio avviso uno spaccato di verita che pultroppo grava su chi vuole creare qualcosa e non si accontenta di attaccarsi al “groppone” di qualche fabbrica o ditta più grande!
Grazie a tutti i picoli artigiani che mandano avanti l’italia!
Scritto il 9-2-2010 alle ore 18:51
grazie Elvis
sono figlio di un artigiano e (senza cadere in retorica) so come stan le cose
un saluto e in bocca al lupo per la tua attività