21 Ottobre 2009
Confessioni di una UPG
Mi giunge questa mail e la giro a tutti per una riflessione: spesso chi ricopre ruoli complementari/antagonisti (datore di lavoro, RLS, RSPP, MC, lavoratori, UPG, ecc.) non parla e non si confronta con gli altri in quanto (forse) non capisce che facciamo parte di un unico disegno (ok, non voglio scadere nella retorica, ma ci siamo capiti
) e abbiamo un unico obiettivo: tutelare e garantire la sicurezza e la salute sui posti di lavoro.
«Ciao Ugo, sono un ingegnere (femmina - vecchio ordinamento), lavoro in una ASL toscana e sono “entrata in servizio” prima del D.Lgs. 81/08.
Al concorso c’erano molte persone con l’aspirazione di prender un posto “tranquillo”… che poi si è rivelato impegnativo sia intellettualmente che emotivamente… sai fare l’UPG è far un po’ il poliziotto, e se non ci sei tagliato soffri, oppure te lo devi far piacere… oppure sei fortunata e ti piace.
Io sono della categoria “media”… ovvero penso che il mio lavoro presenti sia lati positivi che negativi… importante che la sommatoria vada verso il segno “+”.
Una prima difficoltà è esser donna e far un “lavoro da maschi”…. basta pensare che l’altro giorno eravamo a far una vigilanza in un cantiere e siamo stati circondati dai lavoratori extracomunitari che non parlavano una parola di italiano e pensavano (forse) male di noi. Io e la mia collega (anche lei donna) ce la siamo fatta sotto, dico la verità, ma poi abbiamo iniziato a parlar in francese e ci hanno capito (viva le ex colonie Francesi)… altri nostri colleghi, in altri casi, sono dovuti poi entrar con i carabinieri e ti confesso che non è il massimo fare il “Rambo” in questi casi…
Poi ci sono le telefonate “anonime” che siamo obbligati a seguire (se hanno almeno un minimo di parvenza veritiera, in base alle indicazioni del nostro “capo”) e che ci fanno far una ispezione magari a fabbrichette o a falegnamerie vicine alla signora Maria “telefonista”, che da buona bischera ci ha l’invidia o un pendenza di qualche tipo e… a far la spia le giova “alla salute” o le fa passare la giornata.
I colleghi
Qui la cosa è diversificata. La “vecchia guardia” è specializzata in diversi settori, mentre noi “giovani” veniamo impegnati su tanti i settori: oggi ci sono mille cose da sapere! Per arrivare quindi a una conoscenza approfondita e sufficiente, si patisce il “costo dell’ignoranza” e ci si impiega tempo… intanto spero di non far danni (chiedo ai “vecchi”). I vecchi però sono ancora legati o “innamorati” del 626 (e al 164 e 547), ma qui le cose corrono e si modificano ogni giorno.
Gli altri giovani sono nella mia stessa situazione, più o meno poi volenterosi. C’è sempre qualcuno che pensa che arrivato nel “posto pubblico” può metter i piedi sul tavolo … ma non sempre è vero (qualcuno ce la fa… ma non è visto di buon occhio… per quel che vale).
Tanti poi pensano che ci sia corruzione… io non ne ho vista (magari c’è qualche tipetto losco e sospetto…) … forse negli anni scorsi.
Il rischio principale che corriamo
Un discorso importante è invece il controllo che tra di noi c’è (o sembra esserci): hai presente che uno controlla se l’altro fa bene o meno (il reato di omissione d’atti d’ufficio è uno dei maggiori spauracchi – leggi l’art. 328 del CP per capire) … c’è qualcuno che di questa paura ne fa proprio una fissazione (stress-lavoro correlato si chiama oggi con l’81). Bisogna farne l’abitudine, altrimenti diventa un incubo!
Certo è che in qualche altra USL c’è un clima di sospetto e di diffidenza tra colleghi: non è il massimo in quanto il rapporto con gli altri e la solidarietà tra colleghi è fondamentale per superare i momenti difficili del nostro mestiere.
Cosa mi piace fare
Quando “prendiamo di mira una azienda”, e impostiamo una serie di interventi “a sorpresa” onde redigere un verbale finale con una serie di notizie di reato (le quali potrebbero metter KO l’azienda stessa, magari già in cassa integrazione), ho la soddisfazione di vedere che le varie funzioni aziendali sono attive, ci seguono e, prima che noi ritorniamo, han già sistemato tutto, così da evitare/limitare ulteriori pendenze… qualcuno dice che è “consulenza” (pagata attraverso le sanzioni), ma è una delle cose che mi da molta soddisfazione in quanto far sempre il poliziotto è molto pesante, e non sempre si vien capiti dagli imprenditori… ma se ci sono delle regole ci devon esser anche delle sanzioni!
Cosa odio fare
Interrogare le persone che han subito un lutto per un infortunio è una cosa odiosa… non so se mi spiego, ma chiedere al figlio come è caduto suo padre dal tetto (mentre lavoravano insieme) … arrivo a casa con un magone che metà mi basta… fortunatamente il bimbo che mi aspetta mi da un po’ di serenità.
Durante un processo poi, riportare gli aspetti tecnici analizzati al giudice è una prassi abbastanza frequente, solo che aver davanti l’avvocato della difesa che mi vuole far passare per “poco preparata” con domande strane… capisco i diritti della difesa, ma noi cerchiamo di far il ns “dovere” in modo serio e il più possibile obiettivo.
Cosa desidero
Cosa soffriamo nel nostro servizio? Innanzitutto l’aggiornamento professionale, mirato alle nostre necessità quotidiane, ad es. le ultime novità del 106 e le nuove parti sanzionatorie.
Si soffre poi quando non ci sono direttive chiare (ad es. in cantiere durante il periodo transitorio tra 81 e 106 cosa bisognava fare).
Si soffre infine quando c’è il clima di sospetto e pesante tra colleghi che sopra già indicavo…
Insomma volevo parlarti un po’ del mio lavoro, dei suoi lati positivi e negativi, giusto per sfogarmi e far vedere che “qui si lavora” e ci stiamo dando sotto per far il meglio che possiamo. Certo che la crisi non aiuta le aziende e anche noi cerchiamo (senza violare la legge) di tener conto di ciò… tutto qui.
Un salutone»


Scritto il 21-10-2009 alle ore 11:48
Bella intuizione e ottimo post. Grazie Ugo e grazie alla “nostra” UPG, nella speranza di leggere ancora altri post!
Scritto il 25-10-2009 alle ore 08:23
[...] parla del vantaggio per le PMI nel iscriversi ai consorzi di garanzia collettiva fidi (CONFIDI)Confessioni di una UPG di Ugo Fonzar, che racconta attraverso una lettera ricevuta da una UPG le difficoltà che hanno gli [...]
Scritto il 31-10-2009 alle ore 11:46
Frequentando aziende ed aule di tribunali come CTP, mi capita spesso di constatare che il problema più evidente dei colleghi che operano negli enti di vigilanza, sia proprio l’aggiornamento professionale.
Uno degli errori che viene commesso, ma non certo dal personale operativo, è quello di presumere che il “sapere” in materia di sicurezza e tutela della salute, sia allocato solo all’interno degli stessi enti preposti alla vigilanza ed al controllo.
Ecco quindi che i colleghi della ASL 1 vanno a fare il corso di aggiornamento presso la ASL 2 e quelli della ASL 2 vanno a fare l’aggiornamento presso la ASL 3 ….. e così via vino a a che quelli dalla ASL N vanno a fare l’aggiornamento dai colleghi della ASL 1.
Le conoscenze esperenziali, e cioè quelle maturate con l’esperienza (misurata in termini qualitativi e non quantitativi - l’esperienza di 20 anni può essere l’esperienza di un anno ripetuta 20 volte), crescono con il confronto, con lo scambio delle esperienze, con la comunione dei saperi, ecc..
Quel chi io spesso vedo in giro,invece, sono atteggiamenti di chiusura pressocchè totale nei confronti dei differenti tipi di saperi esperenziali, propri degli altri attori della prevenzione.
Ecco allora, rimanendo nell’ambiente citato dalla collega dela ASL, che appaiono linee guida sulla progettazione della sicurezza dei cantieri redatte da chi non ha mai progettato o diretto nulla, non ha mai fatto il CSP/CSE, non hai lavorato dentro un’impresa, ecc. ma solo fatto vigilanza nei cantieri.
Ma non sarebbe nato un prodotto qualitativamente migliore ed empatico, facendo sedere intorno ad un tavolo, in posizione paritetica, le imprese, i sindacati, i professionisti (progettisti, DirLav, CSP/CSE), ecc., per redigere le stesse linee guida?
A titolo di esperienza personale, dico che oggi, invece, a noi ingegneri ci viene fatta la grazia di poter presentare qualche cauta osservazione su le linee guida del buon CSP/CSE o sulla formazione del RSPP, ecc.
Se tutto ciò nascesse con un approccio sinergico, ne guadagnerebbero tutti gli attori della prevenzione, soprattutto in termini di condivisione delle esperienze e con grande vantaggio della cultura della prevenzione che non è certo quella dell’impresa che mette a posto (più o meno) le cose solo dopo la visita dell’ente di vigilanza.
Scritto il 31-10-2009 alle ore 21:06
Quanto detto dall’ing. Catanoso è da classificare come commento dotato di PAROLE SANTE
(tra parentesi “nobile missione” direi)
Sappiamo in generale che le vicissitudini dei SANTI son finite con dei MARTIRI
Ma siamo lostesso qui a discutere e a lottare affinché la sicurezza diventi cultura e prassi quotidiana normale per tutti!
Grazie ancora (sono onoratissimo del commento!)
salutoni