13 Luglio 2009

Infortunio da stress-lavoro correlato/2

Dopo il post relativo all’infortunio da rischio stress-lavoro correlato mi son venuti in mente un paio di paradossi interessanti.

Il primo: prescrivere 7 giorni per l’infortunio da stress lavoro correlato e da crisi di panico, significa che si può pensare guarito il paziente dopo questi giorni… propongo quindi il premio nobel per chi ha trovato la cura in quanto ad oggi la scienza non è arrivata fin lì…

Il secondo:

1) son un datore di lavoro con un brutto carattere e  spesso mi arrabbio veemente con i miei lavoratori

2) il documento di valutazione del rischio (quindi) dice che questo è un rischio nella mia azienda

3) la visita medica di assunzione del medico competente deve valutare se le persone sono adatte a lavorare da me, visto i rischi che ci sono, in particolare il caratteraccio del datore di lavoro

4) un lavoratore viene assunto (visita medica ok, senza prescrizioni per la mansione)

5) a questo lavoratore un giorno mi vien da riprenderlo … e lui, preso da un attacco di panico, si fa 7 giorni di infortunio

6) non ci sono misure di prevenzione e protezione adatte… ma ci provo lostesso… ma nonostante abbia fatto una serie di sedute e di corsi con psicologi, psichiatri e esperti di comunicazione, il mio caratteraccio permane - si cambia un po’ l’atteggiamento, non il carattere delle persone (ok ok considerazione un po’ da bar…)

7) infatti ancora una volta mi vien da redarguire il lavoratore di cui sopra…  e lui, preso da un altro attacco di panico, si fa altri 7 giorni di infortunio

8) non ci sono mansioni adatte a chi non è difeso adeguatamente dai rischi nella mia azienda (come ad es. in una azienda dove c’è l’obbligo dell’uso delle scarpe di sicurezza e chi non le può portare non può lavorarci dentro)… quindi visita medica di inidoneità, ricorsi, interventi sindacali, ecc. ecc.

9) lo licenzio per tutelare la sua sicurezza (e qui il diritto del lavoro cozza con la tutela della salute)

Che ne dite… funziona? ;)

Mah… sono solo un ingegnere meccanico, non sono un esperto di rischio da stress-lavoro correlato e quindi la vedo un po’ così… pensate che qualche anno fa ai lavoratori che in un ufficio pubblico dicevano che erano stressati, mi veniva da dir loro Ma vai a lavorare in acciaieria per 1 mese e poi vediamo cosa pensi di questo lavoro che stai facendo … poi però ho pensato e capito che:

a - manco di rispetto ai lavoratori dell’acciaieria

a1 - manco di rispetto ai lavoratori pubblici che fanno il loro dovere (e sono trainanti per il loro ufficio)

c - non rispetto il povero lavoratore stressato veramente che giustamente non deve aver problemi di salute a causa del suo posto di lavoro e degli aspetti di relazione con gli altri

… insomma, mi son fatto dei corsi sul rischio da stress e ho capito meglio (non tutto) come stan le cose e allora ho coinvolto anche dei professionisti specializzati nelle varie realtà che lo hanno accettato… ora con questa storia dell’infortunio da stress, però, la mia anima fatta di ferro e ruggine si ribella e quindi scalcio e mi inalbero… è un momento passeggero, lo so… poi faremo l’abitudine anche a questo… ma penso tristemente che il mestiere di chi vuol far prevenzione non esisterà più in quanto non ci sarà necessità davanti a qualsiasi che può sostenere di essersi infortunato e di dire quel che vuole e senza una validazione certa… insomma varrà la pena di far niente e aspettare il prossimo furbacchione che, alla faccia di chi soffre veramente di problemi seri di questo tipo, si inventerà qualsiasi scusa tirando in ballo la sicurezza sul lavoro per altri scopi…

Son triste… (per quel che vale) :(

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5 Commenti a “Infortunio da stress-lavoro correlato/2”

  1. Marta Piccolboni scrive:

    Infortunio da stress lavoro-correlato: ho capito, attraverso le righe della tua travolgente ironia (e autoironia) il senso del paradosso.
    Vorrei proporne un paio anch’io:
    - il medico del SSN non è uno specialista di psichiatria e magari ha dato 7 gg di “infortunio” per metterci una pezza (a Milano ogni tanto la gente si butta sotto la MM, magari 7 giorni di pausa salvano la vita)
    - se uno va dal medico dicendo che ha un crollo psicologico a causa di un diverbio con il DDL (con “l’anima di ferro e ruggine”) può essere un furbacchione, ma potrebbe essere uno che ha avuto i nervi talmente scartavetrati per mesi, ANNI, che a un certo punto esplode, crolla, bum.
    Conclusione: ci vorrà molto studio serio sul fenomeno, non formulette giuridiche, né scetticismo da bar, né atteggiamenti di sufficienza (anche in acciaieria c’è un’organizzazione e possono prodursi scorrettezze che provocano esaurimento nervoso, no?)

  2. andry scrive:

    Caro Fonzar, so che purtroppo potrei in parte ripetermi rispetto al post precedente.

    Lei dice “poi faremo l’abitudine anche a questo”. Io le propongo un gioco: l’elenco (nel campo della sicurezza) delle 10 cose a cui NON DOBBIAMO fare l’abitudine.

    L’elenco conterrebbe molte cose importanti fondamentali (al primo posto, forse scontato: non fare l’abitudine alle tragedie sul lavoro) , ma ci metterei anche nella top ten il non fare diventare consuetudine TRISTE e mal sopportata la furbizia e la speculazione sui nuovi disagi.

    Stress, mobbing, burning-out … l’elenco delle nuove patologie sul lavoro si allunga.
    Accanto alla giusta considerazione di questi fenomeni, mi sembra importante cogliere che la definizione di essi è estremamente difficile e si devono individuare da subito dei limiti ben precisi.
    Io non ho una formazione su , ma forse proprio per questo posso permettermi una diffidenza quasi “da insider”: su questi fenomeni dobbiamo imparare a distinguere le reali questioni dai c.d. “problemi della pancia piena”.

    Oggi il 50 % delle vertenze di lavoro, di riffa o di raffa, contiene elementi di accusa di “mobbing”: guarda caso, il dipendente che non funziona non riceve mazzi di rose dal proprio capo. Attenzione: questo nella piccola e media azienda, in quella grande c’è il “terminator” esperto che ti fa fuori in guanti bianchi (non sia mai che la aziendale ne risenta …).

    Sarebbe bello ed utile poter individuare seriamente percorsi, ambiti e persone specializzate a prevenire e gestire il conflitto in modo naturale e pratico.
    Oggi invece abbiamo specialisti in campo psicologico e relazionale il cui approccio spesso mette i brividi a chi è del mestiere, figuriamoci ai “ferro e ruggine”; (per onestà, fra chi mette i brividi ci metto anche alcuni ingegneri e/o tecnici della sicurezza protagonisti di check-up di sapore fra il terroristico ed il talebano).

    mi costringo a fermarmi qui.

    saluti e grazie ancora.

  3. Ugo Fonzar scrive:

    Grazie dei commenti - ovviamente la cosa è sempre seria in quanto la salute delle persone è importante: mi permetto di “spararle grosse” in quanto è importante capire che si stanno allargando le frontiere e i rapporti tra le persone sono andati a farsi friggere… ciò a prescindere dagli obblighi di legge … se penso alle aziende in generale: han sempre fatto la differenza le PERSONE, in PRIMIS il padrone dell’azienda (pensate alla visione aperta e innovativa di un Adriano Olivetti), ma anche le sue MAESTRANZE … che poi se volete è un segno dei tempi …

  4. fwspeek scrive:

    Datore di lavoro Infortunato
    maleducato Insoddisfatto
    urla Non lavora bene
    Poco lavoro Troppo lavoro
    Poco utile Lavoro poco remunerativo
    Casini a casa Casini a casa
    commercialista Rate del mutuo
    Urla urla
    chiude Cerca lavoro

    Fino a quando ci saranno queste condizioni, premesse, situazioni e il mondo avrà soluzioni tipo 7 gg di infortunio (da passare dove? A casa con che situazione?)

    Rivedere valutazione dei rischi con seguenti strumenti:
     Cultura
     Educazione
     Voglia di migliorare
     Equilibrio
     Volersi bene
     Non gestire azienda
     Non avere padroni
     libertà

    da consulente oggi stanco come te ma che non vuole cedere di fronte a soluzioni banali (datore di lavoro ignorante, lavoratore furbetto) ma continuare a cercare effetti di miglioramento con piccoli interventi continui.
    saluti FWspeek

  5. Ugo Fonzar scrive:

    grazie FWspeek :)
    1) è la via + giusta e saggia la tua
    2) la percorro ogni giorno (se posso) e da oggi con una poesia in tasca!
    ma, sono stufo di esser politically correct sempre e a tutti i costi (sindrome iniziale di burn-out?)

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