8 Luglio 2009
Colloquio con un RSPP imputato per cooperazione colposa…
Riporto un colloquio che ho avuto con un collega RSPP: fatto vero (ovvero collage di fatti veri purtroppo) i cui riferimenti a persone o avvenimenti accaduti è puramente casuale. I puntini di sospensione sono riportati in quanto pause di riflessione durante l’esposizione…
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Sono un RSPP che è stato imputato con il datore di lavoro per comportamento omissivo… è successo qualche tempo fa nella mia azienda… c’era ancora il D.Lgs. 626/94… è morto un lavoratore… era anche mio amico…
Ti racconto la mia storia: ho iniziato nel 1998 a occuparmi della sicurezza in azienda. Il mio datore di lavoro aveva bisogno di una figura di RSPP… io ero tecnico di manutenzione e la cosa mi interessava… ho un diploma di perito meccanico… all’epoca non serviva neanche fare i corsi che ci sono oggi… mi ha nominato e ho iniziato… ho continuato a occuparmi (ovviamente) anche di manutenzione… Avevo un consulente esterno un po’, come dire, fiappo… accondiscendente.
Dopo qualche tempo ho fatto un corso di formazione e ho cercato di chiamare in azienda dei consulenti che avevo sentito a lezione e che mi erano piaciuti o altri che si facevano pubblicità su internet o “per sentito dire”… non ho avuto gran successo (offerte “sempre alte” e/o la direzione ha voluto prender tempo).
Ho sempre in mente due dei “miei formatori” entrambi RSPP di stili diversi.
Il primo era un RSPP che ha avuto un morto in fabbrica: a fronte del fatto che il giudice e il PM non lo avevano incriminato, un giorno interrogato dice che se lui avesse disposto una procedura, una semplice procedura, l’evento si sarebbe evitato - è stato processato e condannato! molto coraggioso!
Il secondo è un RSPP che si vanta che nonostante abbia avuto due morti nella sua fabbrica non è stato mai incriminato (secondo me è un furbo che si para il xxx con segnalazioni… senza far veramente sicurezza…).
Io stimo il primo e per me (e per altri) è stato un modello a cui ispirarmi… anche se quanto mi è capitato… insomma quanto è successo da me: non è la stessa cosa…
Ti dicevo, mi son sempre dato da fare: ho lavorato per mettere a posto gli impianti antincendio – il CPI non lo abbiamo ancora ottenuto.
Ho lavorato molto sulle persone (costa poco): mi son conquistato la fiducia dei lavoratori, del RLS e dei capi in reparto – ho sempre detto le cose come stanno, anche se a qualcuno “in alto” non andava bene: nel nostro settore (lavorazione del metallo) la mentalità/la tradizione (almeno nella mia zona) non è molto sentita, almeno nella sicurezza sul lavoro… da fuori provincia ho conosciuto degli RSPP di aziende concorrenti che erano ben messi in materia di sicurezza, ma nella mia azienda era tutto da rifare o da costruire.
La teoria me la son studiata quasi sempre da solo, fuori orario di lavoro: quando lessi all’inizio della mia carriera riguardo la responsabilità del RSPP non pensavo potesse toccare anche a me (1)… Autorevoli autori (2) poi affermano:
Certo, resta la stranezza di una presenza fondamentale in azienda, del tutto deresponsabilizzata sotto il profilo penale. Si aggiunga che la legge stessa esige che i componenti del servizio siano persone idonee e capaci e che il responsabile abbia attitudini e competenza.
Si sente dire che, comunque, sia il responsabile che gli altri componenti del servizio sarebbero personalmente responsabili nel caso in cui dall’inadempimento dei compiti loro propri derivasse un infortunio o una malattia professionale.
Stento a capire il fondamento di questa osservazione. Se si concorda sul fatto che il servizio non è titolare di autonomi compiti e obblighi di prevenzione, non lo diventa solo perché si è verificato un infortunio.
Evidentemente l’unica ipotesi di responsabilità può derivare da colpa generica a cui sia conseguita una lesione colposa o l’omicidio colposo. Ma, nel caso delle lesioni, si tratterà dell’ipotesi non aggravata dalla violazione di norme di prevenzione, punibile a querela e non procedibile di ufficio.
Se poi gli incaricati sono dei professionisti e, come tali, tenuti a rispettare le buone regole tecniche della professione, sarà ipotizzabile un caso di colpa professionale.
Come ti dicevo, mi son sempre dato da fare: il documento di valutazione del rischio l’ho fatto con il massimo dell’impegno che potevo metterci anche con il RLS… il medico, sì è venuto, ma non ci ha dato tanto una mano… Grazie al corso di RSPP che ho fatto per il mio macrosettore ATECO avevo dei fac.simili… e da lì ci ho dato dentro il più possibile…
Abbiamo trovato un sacco di cose da fare (antincendio, scale e passerelle, piazzali esterni con buche, segnaletica di sicurezza, protezioni sulle macchine) e ho cercato di spiegare alla direzione (che decide gli investimenti) che c’erano delle cose importanti… e mi dicevano “Dacci le priorità - dacci le priorità” e io a far elenchi sempre più sintetici… ho pensato quindi di puntare molto alla base e aver un rapporto diretto e schietto con lavoratori e capi: modestamente penso di esserci riuscito.
Era un sabato mattina, e il mio amico copriva un turno di un collega della manutenzione. Un robot si è fermato: si pensa a un pezzo incagliato, lui è entrato, non ha dato l’arresto di emergenza, forse era di fretta, forse era sovrapensiero… ha disincagliato il pezzo, il robot è partito e lui è rimasto schiacciato … poi durate il trasporto in ospedale è morto. Avevo nel pomeriggio in programma di andar a far una passeggiata con il mio bambino ma mi han chiamato dalla fabbrica… mi son precipitato subito…
La sera tardi tornando a casa non avevo neanche più il coraggio di guardare in faccia mia moglie e neanche mio figlio: noi Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione siamo chiamati Responsabili della Sicurezza, come se la sicurezza dei lavoratori dipendesse da noi… è un errore di terminologia che pesa molto… a me pesa molto: mi sento veramente Responsabile… mio papà mi ha sempre dato l’esempio e anche se non lavorava in fabbrica (era Capotreno) lui il suo lavoro l’ha sempre preso molto sul serio… tanto che i treni in ritardo lo facevan sempre star male… meno male che è andato in pensione qualche tempo fa…
Non era la paura della mia fedina penale “sporca” a non farmi dormire: è la coscienza e la domanda “ho fatto tutto il possibile per evitare l’infortunio mortale?” che mi tormentava ogni minuto del giorno …e della notte soprattutto. Ripeto: era anche mio amico - con le famiglie avevamo fatto anche delle serate in pizzeria… penso sempre a sua moglie e alla bambina…
Il Perito del Tribunale è stato (secondo me) bravo… insomma ha svolto in maniera esemplare il suo lavoro: ha fatto circa dieci sopralluoghi, ha redatto una relazione di 200 pagine (!) dettagliate; ha ricostruito il fatto, ha verificato i documenti (la macchina era marcata CE), il documento di valutazione del rischio, la formazione del lavoratore, … La cosa principale che è emersa è che se la macchina fosse stata dotata di alcune sicurezze non avrebbe causato l’evento: usare l’arresto di emergenza per entrare in area automatica è una misura di sicurezza non adatta… ovvio…
Dopo qualche tempo mi son dato in modo sereno la risposta alla mia domanda assillante che ti dicevo: “sì, ho fatto tutto quel che potevo” - dall’istante che l’ho pensata mi son sentito meglio… poi è arrivato il capo di imputazione…
Il Pubblico Ministero…………, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di ……..,
Visti gli atti del procedimento penale in epigrafe nei confronti di:
• Datore di lavoro - DDL ……………, nato il………..a………….., ivi residente in……………n….. – domicilio ivi dichiarato;
• RSPP ……………, nato il………..a………….., ivi residente in……………n….. – domicilio ivi dichiarato; assistito e difeso di fiducia dagli avv.ti…………del Foro di………..con studio in………..e………………., con studio in……………., via………..;
• DIRIGENTE ……………, nato il………..a………….., ivi residente in……………n….. – domicilio ivi dichiarato; assistito e difeso di fiducia dagli avv.ti…………del Foro di………..con studio in………..
• PREPOSTO ……………, nato il………..a………….., ivi residente in……………n….. – elettivamente domiciliato presso il difensore di fiducia avv……con studio in…………..; assistito e difeso di fiducia dagli avv.ti…………del Foro di………..con studio in………..
In ordine al seguente fatto – reato:
delitto previsto e punito dagli artt. 41, 113 e 589, comma 2° c.p., perché, in cooperazione colposa fra loro, DDL…………..quale datore di lavoro siccome legale rappresentante dell’impresa……………RSPP……………quale responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, DIRIGENTE………..quale responsabile della gestione e organizzazione del reparto produttivo, PREPOSTO………….quale capo tecnico e capo area per la produzione e la manutenzione della medesima impresa concorrevano a cagionare la morte per……………….a seguito di infortunio sul lavoro di LAVORATORE………, dipendente della predetta impresa, addetto a…………della linea di…………., e ciò per colpa, imprudenza, negligenza e in particolare per la violazione delle norme antinfortunistiche di cui agli artt. 68 e 73 D.P.R. 547/55 r artt. 35, commi 1, 2 e 3 e 36, comma 8 quinquies D.Lvo 626/1994, artt. 8, comma 8° D.P.R. 547/1955 e 2 D.Lvo n° 493/1996, omettendo di dotare l’ultimo tratto della linea……….di idonei presidi antinfortunistici che impedissero l’accesso degli operatori nelle zone di movimentazione delle macchine sino a diretto contatto con gli elementi mobili anche nelle fasi in cui gli stessi sono in movimento, …………….e comunque predisponendo (……..DDL e RSPP………….) un documento di valutazione dei rischi assolutamente incongruo ed inidoneo anche relativamente al reparto di lavorazione ove si verificava l’infortunio mortale
…
Di cosa sono accusato in pratica?
1 - di non aver segnalato in modo formale che la macchina non era dotata di protezioni adatte
2 - di non aver predisposto un documento adeguato (il PM ha esagerato dicendo “inadatto”… era d’accordo anche il Perito del Tribunale che il documento individuava il rischio, anche se le misure di sicurezza non erano state individuate in modo preciso e puntuale).
Mi son preso un avvocato in gamba e ho parlato con lui a lungo in quanto ritengo non giuste le accuse che mi han rivolto… ora devo decidere una delle tre strade: patteggiare, processo ordinario o rito abbreviato… Ho delle ragioni da dire al Giudice e non voglio patteggiare, questo è sicuro… forse gli altri lo faranno, ma io ho fatto il mio dovere, infatti:
1 - quel problema lì specifico effettivamente non era stato del tutto analizzato + non avevo avuto la possibilità di aver consulenti sulla sicurezza della macchine (anche se sono un manutentore, mi hanno insegnato a tener in produzione le macchine e non ad adeguarle…) + avevo fatto per iscritto tante segnalazioni che metà bastano… un giorno il mio titolare mi ha detto che era stufo di vedere i miei elenchi, di “dare le priorità”… poi son passato alle mail: anche lì battute del tipo “ma passa tutto il tempo al computer? vada in reparto!”… quindi di segnalazioni ne ho fatte… QUELLA LI’ NO!
2 - al rischio analizzato ho dato un valore evidentemente troppo basso… hai presente il PxG?… d’altronde le misure di sicurezza conseguenti non le decidevo io… i cordoni della borsa li aveva il mio titolare…
Penso che alla fine andrò a dire queste cose che ti ho detto al Giudice: le possibilità di cavarmela non so quante possano essere in quanto oggi va di “moda” molto la sicurezza sul lavoro - che il mio titolare avesse un atteggiamento leggero nei confronti della sicurezza lo posso dimostrare… ma questo non mi discolperà… appena inizia il processo ti faccio sapere come andrà… per intanto grazie dell’attenzione: ho bisogno ogni tanto di sfogarmi con qualcuno… provo troppo dolore per il mio amico e mi sento ingiustamente incolpato… forse sono stato un po’ troppo superficiale, ma non è sempre facile essere un RSPP interno con delle pressioni da dipendende che deve rigare dritto, ma non mi sento per questo in colpa…
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Cosa mi sento di dire al mio collega:
0) hai sempre lavorato per evitare gli eventi e per la sicurezza e la salute degli altri e soprattutto ci credi a quel che fai!
1) tu sei in questa situazione oggi … io e gli altri domani (vedrai se non dico il vero… purtroppo)
2) meglio di così non potevi agire (facile con il “senno di poi”)
3) se la tua coscienza ti dice di star tranquillo, allora vivi tranquillo
4) la tua coscienza è quella che comanda, le altre cose sono solo di contorno
5) la giustizia del tribunale non è quella vera e non trova mai “la verità”… la legge è fatta per dar colpe e incriminare un po’ tutti …
6) si cresce (purtroppo) anche con le disgrazie… non solo con le cose belle
7) ma gli amici a che servono?… a solo far festa?
…
Tieni duro e vedrai che tutto andrà al meglio (a prescindere della sentenza che dovrà esser “cattolicamente accettata” qualunque sia il risultato)
Un abbraccio - Ugo
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(1) ISL Igiene & Sicurezza del Lavoro n. 8 2001 – Ipsoa – gli Atti del Convegno dei Delitti e delle Pene del RSPP alla luce del D.Lgs n. 626/94 - 3 aprile 2001 (Milano) di Pierluigi Varischi, Avvocato - La responsabilità penale del R.S.S.P. - Il Ruolo consultivo e propositivo del Servizio di Prevenzione e Protezione –
(2) dott. Beniamino Deidda - Ambiente e Sicurezza sul Lavoro – 9-96, e concetti ribaditi anche in recenti seminari del 2008


Scritto il 8-7-2009 alle ore 19:25
Sono rspp consulente in diverse realtà, la lettura mi ha convinto che bisogna ogni giorno cercare di migliorare senza dover arrivare ad un tragurdo preciso ma senza mollare un mm, intanto auguri per la Tua serenità, stai vicino alla Tua famiglia.
fwspeek
Scritto il 8-7-2009 alle ore 20:37
@Franz
Giro il tuo bel commento al collega (che non è solo uno…) e aggiungo un altro commento che mi arriva da un altro preparato e bravo rspp che stimo molto
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Trovo che l’articolo sia interessante perché riporta non uno sfogo di un RSPP, ma una consapevolezza (di aver fatto quanto possibile) maturata dopo una profonda riflessione partendo da una tragica esperienza.
L’articolo può quindi aiutare quanti fra noi RSPP hanno avuto la fortuna di non trovarsi nei panni del collega, stretti tra il senso di responsabilità e la superficialità (o vorremmo chiamarla negligenza volontaria?) delle valutazioni del suo referente. L’aiuto a mio avviso maggiore consiste infatti nel fatto che esso collabora a sfatare il mito che, “… poiché l’RSPP non ha il più delle volte potere di spesa, tutte le responsabilità ricadono sul Datore di Lavoro”. Bubbole.
Scritto il 27-1-2010 alle ore 09:45
[...] della Commissione Consultiva Permanente… con l’RSPP ci ho già parlato qui: “colloquio con un rspp imputato per cooperazione colposa“… e poi le “confessioni di una UPG” … vabbeh (citando un famoso [...]
Scritto il 24-4-2010 alle ore 15:59
in riferimento all’articolo “Colloquio con un Rspp accusato per cooperazione colposa…” volevo dirti che quando ho letto la tua storia pensavo di leggere esattamente la mia. La mia storia inizia alla fine del 2009 a causa di un lavoratore che si è ferito a un piede quattro anni prima.Pensa che il mio caso nasce dal fatto che un lavoratore non ha osservato una procedura scritta ( pensata e voluta da me poichè se fosse dipeso dal mio DL attualmente si sarebbe ancora alle comunicazioni verbali!!!).Ho visuto le stesse sensazioni e gli stessi pensieri tuoi ma non mi sono mai lasciato andare ad isterismi o quant’altro……lo sai perchè? Punto primo perchè penso di aver fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità, secondo perchè sarebbe un segno di debolezza ….. e questa è una soddisfazione che non dobbiamo mai dare al DL. FORZA E CORAGGIO. Fammi sapere.Ciao.
Scritto il 24-4-2010 alle ore 21:29
Grazie Antonio
un abbraccio e un saluto
appena ci saranno novità
le scriverò
ciao